si fa presto a dire mamma

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E poi sono diventata mamma.

E quando questo è accaduto ho dovuto fare i conti con tante paure, prima fra tutte il senso di inadeguatezza.

In libreria ci sono interi scaffali di libri che presumono di spiegare come si diventi mamma,

quali siano le cose migliori da fare e come superare le difficoltà iniziali, basta seguire qualche indicazione e il gioco sembra fatto!

Io ero proprio una di quelle mamme che ha divorato manuali puericultura, libri di psicologia dello sviluppo e pedagogia e oggi posso dire serenamente che

con ogni riga letta ho perso un pezzettino di amore e di autostima.

Non è stato facile capire ciò che mi stesse accadendo né tantomeno invertire la rotta.

Lentamente sono diventata spettatrice di me stessa nell’osservare soprattutto i comportamenti che non mi rispecchiavano, ho fatto caso alle emozioni che si generavano in me mettendo in atto alcune strategie e ho visto crescere l’ansia nel tentativo di adeguarmi a quello che un bambino e una mamma “normali”avrebbero potuto fare.

“Il bambino tendenzialmente mangia a certi orari e specifiche quantità di latte,

l’allattamento è la cosa più naturale e semplice che esista,

se non dai cattive abitudini il bambino non si risveglierà continuamente e dormirà nel suo lettino, la mamma sarà stanca ma avrà l’aiuto del papà nel fare il bagnetto, la gioia di un piccolo in casa ripaga di ogni sacrificio…e potrei continuare ancora per molto!

Queste sono le leggende metropolitane

che spopolano sui libri e sui social a cui si aggiunge il parere di ogni persona che ti incontra e ti dice come si dovrebbe fare la mamma e come dovrebbe essere tuo figlio.

Per mia fortuna, anche qui lo dico oggi, i miei figli hanno rispettato molto poco le aspettative che il mondo aveva per loro e inizialmente anche io!

Sono stati semplicemente Olimpia e Tommaso e io semplicemente una mamma, la loro.

Ho passato 3 anni in cui non ho chiuso occhio per più di 1 ora di seguito, di cui 1 e mezzo con 2 bambini, ho avuto difficoltà di allattamento, ho maledetto il reflusso gastro-esofageo con tutta me stessa, ho lottato ogni pranzo e ogni cena per convincere i miei figli che mangiare fosse bello oltre che indispensabile, ho investito ogni mia energia per correre dietro a due bambini iperattivi...alt!

Chiariamo subito: non sono una mamma coraggio e non sono l’unica ad aver affrontato tutto questo!

Lo racconto perché tutto questo prima mi ha annientata, poi è stato il motivo per cui ho iniziato a cambiare il mio modo di essere mamma.

Negli anni di fuoco, investita da un vero e proprio tornado in cui non capivo neanche chi ero, avevo trovato una stratagemma per sopravvivere: le regole!

Amiche carissime, le regole mi hanno permesso di prevedere un minimo l’andamento della giornata e riuscire a ritagliarmi minimi spazi vitali. Non le rinnego perché altrimenti non sarei stata qui a raccontarvi ma forse ricoverata in qualche clinica per esaurimento nervoso, le regole sono diventate la mia armatura, una difesa fissa contro le sollecitazioni continue.

Così lentamente e con un aiuto ho provato a liberarmene e a

riscoprire il contatto diretto con Olimpia e Tommaso.

 

Ho deciso di mollare su molti fronti per lasciare spazio ad un pò di improvvisazione, ho smesso gradualmente di avere paura quella paura di non farcela, di non avere abbastanza forza o energia, la paura di perdere il controllo senza sapere ciò che sarebbe accaduto.

Da dispensatrice di regole sono tornata ad essere una persona e a mostrare le mie fragilità anche ai bambini,

ho sentito il mio cuore scongelarsi con il calore dei loro abbracci e giorno dopo giorno cerco di essere presente a me stessa quando sono con loro, per trasmettergli l’essenza della mia persona e il mio senso della vita.

I momenti di sanchezza ci sono ancora oggi, il nervosismo e i loro capricci ma forse sto imparando a subire meno ed esserci di più

e per me è una grande conquista!

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