Il mio approccio
Il mio modo di accompagnarti
Forse sei arrivato qui perché sei stanco di ritrovarti sempre nello stesso punto. Cambi relazione, ma alcune dinamiche si ripetono. Sai che dovresti mettere un limite, ma quando arriva il momento non riesci a farlo. Cerchi di controllare l’ansia, ma più la combatti più sembra prendere spazio.
Oppure apparentemente «va tutto bene», eppure senti che qualcosa manca: ti sei adattato così tanto a ciò che gli altri si aspettavano da te da non sapere più chiaramente cosa vuoi tu.
A volte continuiamo a chiamare «carattere» ciò che è stato, in realtà, un modo necessario di proteggerci. E continuiamo a portare pesi, ruoli e responsabilità assunti nella nostra storia familiare senza renderci conto di quanto influenzino ancora il presente.
Non tutto ciò che porti con te è iniziato con te. Ma può essere da te che qualcosa comincia a cambiare.
Nel mio studio puoi arrivare così come sei. Insieme ascoltiamo le parole, ma anche ciò che raccontano il corpo, le emozioni, le relazioni e la tua storia. Perché comprendere è importante, ma a volte non basta: abbiamo bisogno di fare esperienza di qualcosa di diverso.
Il sintomo non è il nemico
Cosa sta cercando di dirti
Non lavoro soltanto per far tacere il sintomo: cerco di comprenderne la funzione. Cosa sta raccontando di te? Da cosa sta cercando di proteggerti? Quale bisogno sta cercando di rendere visibile?
L’ansia, la difficoltà a mettere confini, la paura dell’abbandono, il bisogno di controllo o quella sensazione di non essere mai davvero «a casa» dentro di sé possono avere significati differenti per ciascuna persona. Per questo non esiste un protocollo identico per tutti: esiste la persona che ho davanti, con la sua storia, il suo corpo, le sue difese e le sue risorse.
Il mio metodo
Un percorso in tre movimenti
Non siamo fatti di parti separate. Il corpo partecipa alla nostra storia, le emozioni orientano il modo in cui reagiamo, le relazioni raccontano ciò che abbiamo imparato sull’amore e sulla fiducia, la famiglia contribuisce a costruire il posto che impariamo a occupare nel mondo.
Per questo integro Psicoterapia Umanistica, Bioenergetica, regolazione emotiva e del sistema nervoso, prospettiva sistemica e Costellazioni Familiari, senza applicare tutti gli strumenti indistintamente. Il percorso si costruisce nella relazione, attraverso tre movimenti.
01
Fermarsi e ascoltare
Prima di cambiare qualcosa, abbiamo bisogno di poterlo incontrare. Creiamo uno spazio in cui ascoltare ciò che accade dentro di te senza doverlo immediatamente correggere: le emozioni, i pensieri, i segnali del corpo e gli schemi che si ripetono. Iniziamo a riconoscere le tue modalità di protezione, ciò che ti attiva, ciò che temi e ciò di cui hai realmente bisogno. Perché non puoi scegliere davvero ciò che non riesci ancora a vedere.
02
Accogliere e integrare
Non basta riconoscere ciò che proviamo: abbiamo bisogno di imparare a starci senza esserne travolti. Il lavoro sul corpo e sulla regolazione del sistema nervoso aiuta a costruire una maggiore capacità di attraversare le emozioni. Allo stesso tempo guardiamo alla tua storia personale, relazionale e familiare, riconoscendo ruoli, legami e dinamiche. Non per cercare colpevoli né cancellare il passato, ma perché il passato possa finalmente essere passato, invece di continuare a scegliere il presente al posto tuo.
03
Trasformare e scegliere
La terapia acquista significato quando ciò che accade nello spazio terapeutico comincia a entrare nella vita. Un confine che prima non riuscivi a mettere. Una relazione che riesci finalmente a vedere per ciò che è. Un’emozione che non hai più bisogno di soffocare. La possibilità di dire un no senza sentirti in colpa, o un sì senza tradire te stesso. Il cambiamento è avere progressivamente più libertà di scegliere chi vuoi essere, invece di reagire attraverso ciò che hai imparato a essere.

Tornare a te
Prendersi cura, come nel Kintsugi
Il mio intento non è prometterti una vita senza dolore. Il lavoro terapeutico può però aiutarti a costruire uno spazio interiore sufficientemente saldo da attraversare ciò che accade senza perdere te stesso.
Non puntiamo a eliminare ogni ferita, ma a prendercene cura come nell’arte del Kintsugi: rendendo preziose le cicatrici e integrandole nella propria natura, così che non siano più le ferite a guidare la tua vita.
Se senti che è arrivato il momento di comprendere cosa continua a trattenerti e iniziare a costruire un modo di vivere più autentico e più tuo, possiamo partire da qui.
